martedì

Il sol dell'avvenire
una serata tra marx e lenin

Capitò nel mio periodo patavino (=padovano, ignoranti). Un bel giorno il mio compagno di stanza mi chiese se volevo accompagnarlo alla prima delle famigerate lezioni di marxismo dei marxisti-leninisti.
Ora, chiunque di voi abbia frequentato o frequenti una qualsiasi città universitaria italiana sa di cosa sto parlando. Trattasi di quelle persone che ti fermano per strada venticinque volte al giorno chiedendoti se vuoi il loro stupendo giornale e, se siamo in periodo, se vuoi andare anche tu alle favolose lezioni di marxismo da loro organizzate. Per andare a questi incontri mica basta presentarsi in sede, no, devi dare prima il tuo numero di cellulare in modo che ti possano perseguitare per i successivi tre anni chiamandoti se non ti presenti e chiedendoti il perchè di questa tua ignobile assenza (cioè devi giustificarti!).
La proposta del mio compagno di stanza mi sembrava alquanto strana dato che professava una fede forzaitaliota incrollabile e venerava un unico dio: l'attuale pres. del cons. Come risposta alle mie perplessità ottenni un devi conoscere il nemico per combatterlo; encomiabile e fedele alla causa, non c'è che dire. L'idea di passare una serata tra il busto di Marx e quello di Lenin non mi entusiasmava granchè e così dissi chiedilo a N, N rispose ci vengo solo se viene anche Luca (cioè io), perfetto, ero fottuto.

E così noi tre dopocena andammo al punto di ritrovo, ossia davanti al Ventitrè (noto negozio musicale padovano); oltre a noi altri quattro o cinque ragazzi, incredibile, c'era altra gente. All'ora stabilita venne una ragazza dalla sede per prenderci e portarci in sede chè spiegare prima dove si trovava era troppo difficile. Arrivati dovemmo firmare un registro e scrivere accanto la nostra facoltà di appartenenza, insomma, mi avevano schedato a futura memoria. Fummo fatti accomodare in una saletta fumosa ma con poltroncine molto comode; perfetto, mi addormenterò pensai. Con mio grande stupore constatai che la sala era, no, piena no, ma folta.
Un ragazzetto sbarbatello in giacca e cravatta con voce greve ci introdusse il compagno operaio che avrebbe tenuto le lezioni: un distinto signore sulla sessantina che iniziò subito a parlare e a fumare. Io provai a tutti i costi a stare sempre attento ma devo ammettere che la mente ogni tanto divagò qua e là, a volte mi giravo verso i miei amici e notavo il mio compagno di stanza completamente assorto ed N. completamente addormentato, io ero in una via di mezzo quindi, beh, non male dai. La lezione era un'introduzione alle millemila lezioni successive e penso (non mi ricordo molto bene) che il compagno operaio avesse toccato tutti i temi cardine che poi avrebbe sviscerato successivamente. Questo mio lassismo borghese mascherato da stanchezza tuttavia non mi impedì di fare una domanda alla fine, nello spazio domande o chiarimenti? Anarchisticamente feci la più classica delle obiezioni (è veramente un classico), ossia espressi tutti i miei dubbi sulla famosa fase temporanea della dittatura del proletariato che dovrebbe portare alla naturale estinzione degli stati. Non mi ricordo bene la risposta ma fu pressapoco un non ti preoccupare che se le cose sono fatte bene, non come in Urss e negli altri paesi del socialismo reale, è scientifico che si arriverà all'estinzione naturale degli stati.

E questa risposta mi confermò che per loro il marxismo è una vera e propria religione camuffata da scientificità. Uguale alle religioni, che non ammettono il popperiano principio di falsificabilità, il loro marxismo si muove entro teoremi e formule che se applicate giustamente non può che portare alla fine della storia.
Ulteriore prova ne ebbi alla fine quando il compagno operaio accendendosi la millesima sigaretta la guardò amaro e si chiese e rispose E nella società comunista esisterà la sigaretta? No, non penso proprio. Nella società comunista non ci sarà posto per queste abitudini dannose e inutili.
Cazzo, un paradiso terribilmente noioso.

|