sabato

Internet

L'idea dell'individuo solitario che si mette nel mare virtuale e va alla ricerca della verità è molto romantica ma del tutto irreale. I navigatori, di regola, sanno dove vanno, e vanno sempre negli stessi posti, perchè altrimenti si perdono anche loro. E poi chi ha il tempo di navigare alla ricerca della verità? Quasi nessuno può permettesserlo. Si va a cercare Milan Channel o il primo link porno che ti invita arrivandoti via mail nella tua casella di posta.
Tutta questa esaltazione di internet si traduce poi in forme aberranti di individualismo, per cui c'è gente che passa le sue giornate, spesso la sua vita, in perfetta solitudine davanti allo schermo del computer, chattando, navigando, scrivendo e perdendo, in tutto questo gran daffare virtuale, ogni contatto umano. Quando non si coltivano solamente hobby privatissimi, solipsistici, ripetitivi, da collezionista, che sono il contrario di un'informazione ampia e culturalmente valida, oltre che essere il contrario di un'attività sociale di qualunque genere. Insomma, internet concepito come desertificazione dei momenti collettivi e comunitari, in cui ciascuno se ne sta davanti al proprio computer, chiuso in una casa, e pensa, rigorosamente da solo, di poter risolvere i suoi grattacapi (in primis, l'infelicità).
Oppure, come nel caso di buona parte della sinistra, convincendosi addirittura di potervi trovare una risposta ai problemi del mondo. E con l'illusione che il resto del mondo sia anch'esso davanti al computer, e che tutti siano impegnati ad ascoltarti. Tutto un parlarsi addosso, un ripetersi le stesse cose in gruppi ristretti che quelle cose già le sanno a memoria, ma con l'illusione che ci siano invece platee pronte ad abbeverarsi a questo o quel credo. Tutto questo ha generato un isolamento ancora più marcato e avvilente, non certo una maggiore comunicazione, e un ripiegamento drammatico nelle proprie esigenze particolaristiche, nel proprio
particulare, come avrebbe detto il Guicciardini.
Così si finisce per perdere di vista che internet è prezioso, straordinariamente prezioso, in altri sensi. Nel senso, per esempio, organizzativo. Genova 2001 non ci sarebbe stata senza internet. Così come Seattle 1999, così come il World Social Forum, così come centinaia di altre battaglie rese possibili dalla Rete come strumento di collegamento, e di organizzazione, appunto. Ma questa è altra cosa rispetto all'innamoramento ebete per internet coltivato ancora oggi da quote rilevanti di progressismo d'accatto.
(tratto da Cronache marxiane di Giulietto Chiesa, Fazi editore)

In questo pezzo mi sembra che molti punti siano perfettamente adatti nello specifico al mondo dei blog, come il parlarsi addosso e il darsi un'importanza inesistente.
Fondamentalmente io sono d'accordo con Chiesa, anche se penso che non sia giusto ridurre internet ad un mero strumento organizzativo. E poi la figura del nerd che passa la sua esistenza davanti al pc eliminando i contatti umani la trovo superata. Sicuramente esisteranno molti personaggi simili, ma i disadattati sono sempre esistiti, anche prima di internet.
Voi cosa ne pensate di questo pezzo?

|