mercoledì

Fiamm

Questa mattina verso le 11 all'uscita dal casello di Montebello sono rimasto bloccato per una ventina di minuti a causa di un corteo dei sindacati che protestavano contro i licenziamenti della Fiamm.
La Fiamm è una delle aziende più importanti del Veneto occidentale, e sta traslocando.
Dopo anni di bagordi, nei quali ci sarebbero state le possibilità per buona parte delle aziende di costruire solidissime basi con le quali assicurarsi un ottimo futuro ma si è preferito il tutto e subito a scapito di un investimento duraturo, la situazione è tragica. Spieghiamoci, ora come ora si tira avanti ancora più che bene, ma le prospettive a medio termine, da quello che sento in giro e che percepisco, sono pessime. Siamo in crisi, ormai lo dicono tutti. Chi può cerca canagliescamente di scappare in Cina pensando solo al suo piccolo orticello e facendo finta di non vedere che la società attorno si sta sfaldando e che le condizioni della parte più debole della società peggiorano di giorno in giorno.
Mentre ero in coda mi hanno dato un volantino congiunto della Fim-Cisl, Fiom Cgil e Uilm. Lo riporto qui. Ovvio che solidarizzo pienamente.

La situazione della Fiamm è ormai nota:
A giugno 2004 c'è stata la firma di un accordo per un piano industriale che prevedeva una riduzione del numero degli occupati, un piano di riduzione dei costi ed interventi di miglioramento dell'efficienza produttiva ed utilizzo impianti, in cambio della garanzia del mantenimento delle produzioni di Almisano e di Montecchio Maggiore.
Nel corso del 2004 gli interventi attuati hanno consentito un netto miglioramento dei conti dell'azienda.
Malgrado questo, giovedi 26 maggio la direzione aziendale ha annunciato l'intenzione di chiudere i due stabilimenti (Montecchio e Almisano) con la totatale delocalizzazione in Cina e Rep. Ceca e con la conseguente perdita di circa 440 posti di lavoro a cui vanno ad aggiungersi le gravi ricadute anche per i lavoratori e le piccole aziende dell'indotto.

Chiediamo il rispetto degli accordi sottoscritti ed il mantenimento delle produzioni a Montecchio e Almisano.
L'azienda ha una responsabilità sociale verso questo territorio e verso i lavoratori che in 60 anni hanno permesso alla FIAMM di diventare grande e di fare profitti.
I problemi di competitività non si possono affrontare attraverso le scorciatoie delle delocalizzazioni e con l'impoverimento del nostro territorio.
Le logiche finanziarie ed economiche non devono prevalere sul diritto al lavoro.

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