mercoledì

Rileggere Tanizaki oggi
aiuta il domani

Ho vissuto poco ma durante i miei 26 anni penso di aver capito una cosa: i cicli esistono. Se negli anni '90 eravamo bene o male in un periodo (o almeno io lo percepisco così) progressista, qualunque cosa voglia dire progressista, io oggi penso che il tempo attuale sia caratterizzato dal conservatorismo, o meglio, dall'irrazionalismo religioso che si traduce molto spesso in moralismo spiccio (e falso). Il vaticano urla come non mai e detta legge (nel senso letterale del termine) in Italia, in America abbiamo l'aberrazione dei teocon, negli stati a popolazione islamica il fondamentalismo avanza sempre più e situazioni una volta laiche (come la Palestina) si spostano verso la teocrazia, in India abbiamo un fortissimo partito nazionalista indù, eccetera eccetera.
Insomma, nel mondo (per motivi complessi) sembra che la religione lungi dall'essere sconfitta sia in una posizione di predominio, e questo comporta molti effetti per me assai tristi. Uno di questi è appunto il moralismo bacchettone e da quattro soldi che, per esempio, fa coprire le gambe alle cheerleaders texane per legge.
Uno degli antidoti primari a questo regresso è secondo me la lettura di autori considerati "immorali", un sano calcio nelle palle a chi vorrebbe che l'unica lettura fossero le parabole di Gesù. Leggere i diversi, renderli conosciuti e discussi, studiarli, amarli è la base più forte e indistruttibile per evitare ritorni a indici di ogni sorta, l'immorale è il metro della libertà.

Tanizaki può aiutarci quindi. Ormai l'ho ripetuto fino alla svenimento: se non avete mai letto niente di Tanizaki Jun'ichiro e volete avere una panoramica più che rappresentativa dell'autore procuratevi il volume della collana Opere della Bompiani dedicato a Tanizaki.
Parlare di Tanizaki è (per me) difficilissimo. Un autore complesso che i critici non sono riusciti ad incasellare. Di lui si è detto di tutto: troppo sregolato, troppo occidentalizzato e in seguito troppo classicheggiante, troppo disimpegnato, troppo fuori dai tempi eccetera eccetera. I temi che Tanizaki tratta nei suoi romanzi sono molti: il feticismo dei piedi, la contrapposizione occidente-oriente, l'uso dei simboli religiosi, l'attrativa del bianco, il desiderio della figura della madre, la ricerca della bellezza che si materializza nella donna bella e crudele che diventa dominatrice dell'uomo.
Attenzione però, l'uomo alla fine dei conti non è così sottomesso come si vorrebbe far credere: è lui infatti che, in un estremo masochismo, tira le fila del gioco, si auto-sottomette. La donna in Tanizaki è un'ossessione per l'uomo, le figure femminili migliori che escono dai suoi romanzi sono donne affascinanti e crudeli come, la mia preferita, Shunkin (in Storia di Shunkin, 1933), una ragazza cieca che tiranneggia il suo fedele servo-amante Sasuke. Scrive la Boscaro nel saggio introduttivo:
La crudeltà di Shunkin non ha limiti, così come non ha limiti il grado di sottomissione di Sasuke. E quindi l'atto crudele che Sasuke opera su se stesso [l'auto-accecamento] ha lo scopo di mantenere inalterata la visione ideale che il servo si è fatto della padrona: egli in ultima analisi non ama una donna reale ma la figura che egli stesso si è costruito.

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