giovedì

La morte

Quel che mi stupisce sempre è la povertà delle nostre idee sulla morte mentre siamo così pronti a sottilizzare in altri argomenti. Ne ho paura o la invoco (dicono). Ma questo prova anche che tutto ciò che è semplice ci supera. Che cos'è l'azzurro e che cosa pensare dell'azzurro? La stessa difficoltà per la morte. Della morte e dei colori non sappiamo discutere.
Pure, ciò che importa è quest'uomo davanti a me, pesante come la terra che prefigura il mio avvenire. Ma posso pensarci veramente? Mi dico: io devo morire, ma non vuol dire nulla, perchè non arrivo a crederlo e non posso avere altro che l'esperienza della morte altrui. Ho visto della gente morire. Soprattutto ho visto morire dei cani. Era toccarli che mi sconvolgeva.
Allora penso: fiori, sorrisi, desideri di donne, e capisco che tutto il mio orrore di morire dipende dalla mia gelosia di vivere. Sono geloso di coloro che vivranno, per i quali fiori e desideri di donne avranno tutto il loro senso di carne e di sangue. Sono invidioso, perchè amo troppo la vita per non essere egoista.
Che m'importa dell'eternità? Un giorno si può essere in un letto e sentirsi dire: "Voi siete forte e io debbo essere sincero con voi: posso dirvi che state per morire", essere là con tutta la propria vita fra le mani, la paura nelle viscere e uno sguardo idiota. Che significato ha il resto? Fiotti di sangue mi pulsano alle tempie e mi sembra che potrei schiacciare tutto intorno a me.
Tratto da L'estate di Albert Camus (Tascabili Bompiani)

Io non so, ci sto pensando da oggi ma non so se sono d'accordo o meno. Davvero non si può parlare della morte? E se non si può parlare della morte allora non possiamo parlare di un'infinità di altre cose, penso. E poi è proprio vero che nessuno crede veramente alla propria morte? Lo so, è un argomento datato, ma sinceramente io credo alla mia morte, che spero il più tardi possibile.
Voi cosa suggerite?

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