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Nazionalismi di ieri
e nazionalismi di oggi

Due giorni fa ho sentito alla tv che in Cina sono scoppiati disordini anti-giapponesi per via di un libro di testo giapponese che minimizza i crimini di guerra dell'esercito giapponese in Cina durante la seconda guerra mondiale.
Niente di nuovo sotto il sole: se c'è un paese nel quale il revisionismo storico è forte quello è il Giappone, anzi, "revisionismo" è un termine sbagliato dato che i vari governi giapponesi a partire dalla fine dell'occupazione americana non hanno mai ammesso i crimini giapponesi, o in minima parte. Gli studenti giapponesi crescono nell'ignoranza quasi totale riguardo alle mostruosità perpetrate dall'esercito giapponese, la loro conoscenza della storia nazionale è totalmente edulcorata dal ministero dell'educazione che vigila attentamente sui testi scolastici pronto a censurare qualsiasi nota difforme.

L'iniziativa della conquista della Cina fu opera non del governo centrale ma delle forze militari giapponesi presenti in Manciura, la famigerata armata del Guandong i cui ufficiali erano legati a vari gruppi terroristici nazionalisti in patria. Il 1 marzo 1932 l'esercito giapponese proclamava a Mukden il nuovo stato (fantoccio) del Manzhouguo (Manchukuo in giapponese) con a capo l'ultimo imperatore cinese della dinastia Qing (quello del film di Bertolucci per intenderci), inutile dire che il potere effettivo era nelle mani dei giapponesi. Da qui scattò l'invasione della Cina da parte del Giappone, ancora una volta su iniziativa delle forze militari giapponesi presenti in Cina.
Il 7 luglio 1937 i giapponesi iniziarono a dilagare in Cina. Questa data è il vero inizio della seconda guerra mondiale. A partire da questa data i giapponesi furono in uno stato di guerra continua (fino al 14 agosto 1945 quando l'imperatore Hirohito, dopo due bombe atomiche, firmò la resa). I giapponesi il 13 dicembre del '37, conquistata la capitale Nanchino, attuarono la cosiddetta strage di Nanchino, si parla di oltre 300.000 vittime. E' questo l'episodio più grave che viene minimizzato in quel testo scolastico (e non che tutti gli altri testi siano migliori...). La prima fase della guerra contro il Giappone fu disastrosa per la Cina. Verso la fine del '38 i giapponesi però si arrestarono per consolidare le posizioni.
Mentre il governo del Guomindang (il governo al potere formalmente in tutta la Cina non occupata) portava avanti una politica del "vendere spazio per guadagnare tempo" totalmente fallimentare, i comunisti organizzarono una fortissima resistenza anti-giapponese che pose le premesse della lora successiva ascesa al potere. La grande mossa vincente di Mao Zedong fu quella di riuscire a mobilitare le masse contadine contro i giapponesi. Sostituendo nei consigli di villaggio i notabili e i proprietari con i contadini poveri che partecipavano alla resistenza antigiapponese i comunisti si assicurarono il potere nelle campagne. La lunga resistenza inoltre assicurò il primato assoluto a Mao nel partito: "il pensiero di Mao" divenne il punto di riferimento ideologico e unica interpretazione accettabile del marxismo in Cina.

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