venerdì

Sakoku



All'inizio del XVII secolo Tokugawa Ieyasu riunifica completamente il Giappone sotto la sua autorità; da un'unita formale sotto l'Imperatore, il Giappone acquista un'unita reale sotto Ieyasu che, dopo aver sconfitto tutti i nemici, nel 1603 viene proclamato shogun ("generalissimo") dall'Imperatore (fonte primaria, anche se simbolica, dell'autorità). La famiglia Tokugawa deterrà il potere, tra alti e bassi, fino al 1868, anno della Restaurazione Meiji.
Il periodo Tokugawa si contraddistingue anche per il cosiddetto sakoku ("paese chiuso"), ossia la politica di assoluta chiusura del Paese agli stranieri. Una serie di editti del bakufu (il governo dello shogun), da quello del 1633 all'ultimo del 1639, isola il Giappone dal resto del mondo fino al 1853, ossia quando l'arrivo delle navi nere del Commodoro Perry costringe sotto minaccia i giapponesi ad aprire il Paese dando inizio a quel breve periodo detto bakumatsu ("fine del bakufu") terminato con la Restaurazione Meiji del 1868 che porterà il Giappone ad una velocissima e strabiliante modernizzazione (= occidentalizzazione).
Durante la chiusura del paese gli unici europei autorizzati a commerciare con il Giappone sono gli olandesi, relegati però tra mille diffidenze e mille controlli in una concessione a Deshima (o Dejima), un'isolotto artificiale nella baia di Nagasaki.
Perchè la chiusura? E perchè la sola eccezione degli olandesi? Il regime Tokugawa aveva fondamentalmente paura dei missionari cristiani che durante il periodo precedente erano riusciti ad acquistare posizioni di potere e a convertire una parte certamente piccola di popolazione, ma sufficiente a temere per l'ordine dell'Impero (il cristianesimo è inconciliabile con la visione del mondo confuciana e porta un seme di eversione inaccettabile per le autorità giapponesi). Si credeva poi (a ragione!) che i missionari e i commercianti fossero solo l'avanguardia di un attacco militare che avrebbe ridotto il Giappone a una colonia delle potenze occidentali. Così la soluzione più razionale doveva essere quella di bandire il cristianesimo, vietare lo studio di libri occidentali, espellere tutti gli occidentali e vietare l'approdo di navi straniere; tutto al fine di preservare il sacro suolo giapponese. Gli olandesi erano tollerati per il fatto di aver dato prova di essere interessati unicamente al commercio, inoltre non essendo cattolici non avevano dietro il papato che per i giapponesi rappresentava la fonte di tutti i problemi che avevano dovuto subire a causa dei missionari gesuiti e francescani.
Guardando a quello che è successo per esempio all'India o alla Cina, si potrebbe dire che i giapponesi si salvarano dalla colonizzazione e da un futuro di sicura miseria. In parte è così, ma dobbiamo anche tenere in mente che il Giappone venne risparmiato soprattutto per il fatto di essere stato considerato fino al 1853 un paese periferico, secondario e di scarso interesse per le potenze occidentali.
Dal XVIII secolo il divieto di studio dei libri e delle materie occidentali si allentò e così si ebbe il fiorire del rangaku ("studio di cose olandesi", ossia di cose occidentali) concentrato innanzittutto a Nagasaki, dove si trovava il fondaco olandese, primaria fonte di informazioni. L'obiettivo era quello di ottenere, oltre a conoscenze culturali generali, informazioni in campi specifici come per esempio l'astronomia, la medicina o le tecniche militari. Gli "studi olandesi" erano strategici per il bakufu al fine di conoscere la situazione internazionale e per non trovarsi impreparato a, come si pensava, un'imminemte offensiva delle potenze occidentali.
I rangakusha ("studiosi di cose occidentali") tra mille difficoltà prepararono culturalmente il Giappone alla fase successiva della storia giapponese, ossia quella della modernizzazione grazie alla quale il Giappone divenne una potenza alla pari di quelle occidentali.

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