venerdì

Pendolare blues

Siamo sardine votate al macello. Hanno trovato il modo di fotterci, e non possiamo dire niente: dobbiamo muoverci, spostarci, pendolare, crepare. Ci mettono, o ci inducono a metterci, in queste scatole di morte ad alta (o bassa) velocità e via verso l'ultima fottuta corsa. La scatola di morte cambia ma il risultato è uguale: una macchina, un treno o un aereo ci portano velocemente, così vuole la signora modernità, al nostro destino. Non si può tornare indietro, oh no my baby. Inconcepibile perdere tempo, inconcepibile cazzo, dobbiamo essere sempre più veloci, dobbiamo arrivare là dove nostri simili sono già. Abitiamo a X e lavoriamo a Y, abitiamo a Z e studiamo a K; e dobbiamo essere veloci cazzo, la modernità ci ha dato la velocità e siamo schiavi delle distanze. E' un mondo piccolo questo, le scatole di morte ci portano dove vogliamo, noi amiamo le scatole di morte. Ci mettono là dentro e ci dicono di avere fede, cosa possiamo mai sapere noi della meccanica, della fisica, delle leggi naturali che presiedono a questa meraviglia quotidiana, lo stupore è sempre in noi, ci sediamo e beati osserviamo il miracolo. Inconcepibile abitare a X e lavorare a X, no, dobbiamo muoverci, spostarci, pendolare e porca troia anche crepare a volte. Ma vaffanculo alle scatole di morte evviva le scatole di morte.

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