lunedì

Mémoires d'un révolutionnaire

Sto leggendo un libro bellissimo, favoloso, da pelle d'oca: Memorie di un rivoluzionario di Victor Serge (vero nome Victor Kibal'cic. 1890-1947). L'autobiografia di un personaggio sconosciuto ai più ma di una bellezza unica. Sono venuto a conoscenza di Serge qualche anno fa grazie ad un altro libro, In ogni caso nessun rimorso di Pino Cacucci e scorrendone la bibliografia ho scoperto che aveva scritto un'autobiografia, poi per caso l'ho trovata alla Feltrinelli di Bologna, l'ho comprata e l'ho dimenticata in un angolo fino a quando qualche giorno l'ho riscoperta e me ne sono immerso. Sull'autore la quarta di copertina ci dice
Victor Serge trascorse un'infanzia e un'adolescenza vagabonde e segnate da un'insolita tensione alla conoscenza e al cambiamento. Anarchico, condannato a cinque anni di carcere per i suoi legami con membri della Banda Bonnot (di cui tuttavia condannò le scelte sanguinarie e disperate), militante pacifista nella prima guerra mondiale e poi combattente contro i bianchi nella guerra civile russa, fu in prima linea nell'insurrezione di Barcellona e nella difesa di Pietrogrado, lavorò con Gor'kij, Trockij, Lenin. Dei bolscevichi ammirò la determinazione e la lucidità, ma ne criticò l'autoritarismo e fu deportato da Stalin.
Avrei tantissimi brani da trascrivere, ma non sapendo fare una scelta riporto ancora quello che dice la quarta di copertina sul libro
Straordinario bilancio umano e politico del ventesimo secolo, impetuoso racconto di avventure realmente accadute, sterinata galleria di personaggi memorabili. Memorie di un rivoluzionario è uno dei libri essenziali per capire la nostra epoca. Nell'appassionata vicenda politica e umana dell'autore si può leggere la parabola di una figura essenziale del Novecento, quella del rivoluzionario lasciato in solitudine dalle "masse" stanche e spaventate. Ma il bilancio che Serge ci consegna di questa esperienza di lotta e di solitudine non è quello cinico della separatezza della politica e della rinuncia agli ideali, bensì di una lucida testimonianza di coraggio.
Se devo fare un appunto a Serge è quello di essere stato troppo a lungo compromesso con i bolscevichi. Da lui, anarchico e libertario nell'animo ma contemporaneamente (e difficilmente) dirigente bolscevico, mi sarei aspettato una presa di posizione critica verso l'autoritarismo bolscevico più incisiva e più rapida. Disilluso dallo spontaneismo anarchico, Serge aveva trovato nei bolscevichi una formazione capace e organizzata. Nelle pagine però sembra sempre voler rimarcare la propria differenza, è sì un membro del partito ma si interessa dei destini degli anarchici russi, partecipa commosso ai funerali di Kropotkin e si rammarica amaramente per le vicende dell'insurrezione di Kronstadt, sta di fatto però che restò nel partito.

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