giovedì

The best ever

La mia carriera di videogiochista contempla solo pochi videogame che hanno lasciato un segno. Potrei dirne cinque.
Tre appartengono ai giochi strategici, dei Risiko evoluti, e sono: Warcraft 2, Starcraft e Shogun (che mi ha aiutato a memorizzare le principali famiglie di daimyo). Giochi di guerra che ti avvicinano al pacifismo: dopo settimane e settimane di stragi e carneficine, inizi a odiare la guerra anche nei videogame (soprattutto se perdi sempre).
E poi abbiamo due giochini semplici ma magnifici. Super Pang che mi ha fatto elaborare una teoria panghista della vita. I problemi devono essere affrontanti come a Super Pang, sparare alle palle per dividerle fino a che non scompaiono nel videogioco può essere trasportato nella vita: dividere i problemi in più problemini piccoli e risolverli uno ad uno, c'est plus facile.
Ma il videogioco al quale torno sempre è uno solo: il Solitario di Windows. Esiste un gioco di carte, un videogioco, un boardgame, un rpg, un quelcazzochevoletevoi più bello di Solitario? No, Solitario è la massima espressione culturale prodotta dall'Occidente tutto. Sei tu e un mazzo di carte. Sei tu che devi fare una cosa in apparenza semplice: ordinare le carte per seme partendo da un mazzo mescolato alla rinfusa sottostando a precise regole. E' la forza della mente che si dispiega per ordinare il caos primigenio, è l'Uomo che conquista il proprio destino urlando no! io decido! io sono! E poi il nome che rende subito nota la posizione dell'essere umano nella vita: solo. Anche se attorniato da miliardi di simili, la persona è sola nel proprio io, sola con un mazzo di carte in mano.
Dovremmo giocare tutti a Solitario almeno una volta al giorno.

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