venerdì

Lo spirito del Natale moderno
di Martyn Perrot
La forma odierna della celebrazione in famiglia del Natale ci viene dall'Inghilterra vittoriana e poi dall'America di Roosevelt. La borghesia di allora, adepta e seguace di una morale che esaltava le virtù familiari e affascinata dal successo economico e sociale della sua classe, si sarebbe impadronita della festa per farle incarnare e simbolizzare i propri nuovi valori, attribuendole nel contempo un posto centrale, che prima non aveva, nel ciclo delle ricorrenze annuali.
Qualche storico anglosassone ha parlato a questo proposito addirittura di una "invenzione vittoriana". Come che sia, la profonda trasformazione del significato stesso della festa di Natale è anche legata all'avvento di una nuova considerazione per la vita privata. La "riunione di famiglia", che pure si faceva nelle grandi abitazioni dell'aristocrazia, non aveva ancora quella funzione importante che verrà ad assumere da quel momento; inoltre, non c'era ancora quell'attenzione particolare nei riguardi dei bambini. Qui viene senza dubbio in luce l'ingegnosità, per non dire l'inventiva, di questa classe che ha saputo trarre partito da una festa collettiva, ricca di riferimenti pagani e popolari, per valorizzare il "focolare domestico", che in quell'epoca diventa una sorta di rifugio, un baluardo di difesa di fronte a una società che s'industrializza brutalmente. La famiglia e la privacy rappresentano aspirazioni prioritarie e Natale appare lo sfondo adatto a una loro ritualizzazione, ove sarebbe stato possibile esibire in forma allegorica la distinzione tra la sfera privata e quella pubblica.
Per spostarsi dall'una all'altra sfera diventano indispensabili certi passaggi obbligati e soprattutto conformi al nuovo sogno borghese. Tra le varie pratiche la più gratificante e la meno minacciata risulta la carità. E Natale è il periodo dell'anno in cui il sentimento e la pratica della carità possono dispiegarsi con tutta l'enfasi che si vuole, dando per un po' l'illusione di aver trovato un rimedio all'ingiustizia sociale.
Famiglia, infanzia e carità formeranno da allora una nuova "trinità" profana che darà forma religiosa e laica alla festa, seducendo progressivamente le borghesie europee come anche quelle di oltre Atlantico. Dopo l'Inghilterra, la Germania e l'America, è la volta della Francia: alla metà del Novecento le famiglie, celebrando il Natale, celebrano se stesse, come sottolinea Anne Martin-Fugier, che evidenzia come si verifichi un passaggio proprio in quest'epoca "dal rituale religioso al rituale familiare". Il Natale e le vacanze estive entrano definitivamente a far parte dei grandi riti di raduno familiare che scandiscono l'anno borghese.
Questo transfert familiare non riguarda soltanto il rituale religioso: tutta una serie di tradizioni pagane, antiche e collettive si trovano, per così dire, "privatizzate" o talora abbandonate, perchè questa focalizzazione sulla famiglia si accompagna anche all'avvio dell'uniformazione delle tradizioni e degli addobbi. Dalla metà del XIX secolo si avvia un vasto movimento sincretico che privilegia certe usanze a detrimento di altre. Si assiste così alla propagazione in diversi Paesi europei di costumi simili: le calze appese davanti al caminetto, l'abete decorato, entrambi di origine tedesca, o ancora le cartoline d'auguri che sono nate in Inghilterra. Questo scenario addomesticato, con le stesse decorazioni dovunque, segna l'ingresso del Natale nella modernità.
(tratto da Etnologia del Natale, una festa paradossale di Martyn Perrot. Ed. Elèuthera)

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