giovedì

La sceneggiata napoletana
Dunque con i recenti maxi-arresti Napoli è tornata alla normalità, evviva, tutto è bene quel che finisce è bene, salutiamo la Napoli ritrovata, la Napoli legale, la Napoli dolce calma e tranquilla e con la pizza buona.
Però c'è qualcosa che non mi torna: ma non si poteva fare qualcosa prima? Erano così ignote le dimore di questi presunti camorristi? Cioè, guardiamo un attimo a quello che è successo: la polizia ha sfondato cancelli a delle vie che formavano veri e propri fortini all'interno della città, non se ne era mai accorto nessuno? A me queste operazioni clamorose dopo giorni di attenzione mediatica puzzano terribilmente, mi sanno tanto da facciamo qualcosa per far star zitta la gente e poi tutti amici come prima. Il Problema di Napoli secondo me non è tanto lo Stato assente (ci sono più poliziotti e carabinieri che in qualsiasi altra parte d'Italia), concetto questo alquanto discutibile, come se lo Stato fosse una divinità benevola che più ce n'è meglio è.
Attenzione, ora sto per fare un discorso che può sembrare leghista ma che leghista non è. Il problema principale di Napoli secondo me è la mentalità diffusa di una parte dei napoletani: senso civico che rasenta lo zero, mentalità furbesca da homo homini lupus, rassegnazione alla condizione presente, vittimismo e piagnucolonismo, attitudine all'arrangiarsi in barba a qualsiasi regola del vivere in società.
Più che la repressione della legge e qualche azione sporadica anti-camorra, quello che realmente serve è una rivoluzione nella mente della gente: capire che le organizzazioni criminali organizzate frenano lo sviluppo, che se possono dare al giovane guappo o al cittadino comune un sollievo economico iniziale, questo è superficiale e i costi superano di gran lunga i vantaggi. Una città immersa fino ai capelli nella merda camorristica con il beneplacito della popolazioe e la collusione della classe politica è destinata a stare sempre peggio, e non saranno cinquantatrè arresti a salvarla.
Io sono stato a Napoli in gita alle superiori e devo dire che, tipico del settentrionale che visita la città, sono rimasto scioccato e meravigliato. Scioccato dall'indicibile caos e mancanza di rispetto, per esempio, nelle strade: semafori che non vengono considerati, tamponamenti ogni trenta secondi, clacson perenni. Meravigliato dalla vitalità e dal folklore della gente, insomma, i napoletani non sono come i veronesi. Se questa stessa vitalità fosse convogliata verso scopi propositivi Napoli diverrebbe un luogo vivibile e non più un inferno.

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