sabato

Ho Chi Minh
prima puntata

Nguyen Tat Thann ossia il futuro Nguyen Ai Quoc ossia il futuro Ho Chi Minh (1890-1969) è figlio di un intellettuale confuciano della provincia di Nghe An nella regione centrale del Vietnam, l'Annam. Riceve un'educazione mista: cultura tradizionale cinese e lingua francese. Teniamo presente infatti che il Vietnam all'epoca fa parte dell'Indocina francese.
Nel 1911, ventunenne, si imbarca a Saigon raggiungendo prima Marsiglia e poi innumerevoli porti dell'Europa e delle colonie francesi in Africa e Asia fino ad arrivare in America. Viaggi che saranno fondamentali per la sua formazione.
Nel 1917 si stabilisce a Parigi dove partecipa all'attività politica della sinistra francese (fu il primo vietnamita ad aderire a un partito metropolitano). Nel 1920 partecipa come delegato dell'Indocina al congresso socialista di Tours dove pronuncia un discorso sull'oppressione dei popoli coloniali e aderisce alla fazione comunista. Tuttavia trova deludente la politica del Partito comunista francese che non riteneva il tema della questione coloniale prioritario concentrandosi soprattutto sullo scenario europeo. Al giovane Nguyen Ai Quoc invece la liberazione del Vietnan dal giogo imperialista interessa sopra ogni cosa, per questo guarda con interesse all'Internazionale comunista con sede a Mosca.
L'Urss aveva infatto ereditato gli interessi geopolitici verso la Cina e l'Asia Orientale dall'impero zarista. Nel 1923 era stato dunque firmato un patto tra il Guomindang cinese e il rapresentante sovietico a Pechino, i sovietici ritenevano che fosse vicina una rivoluzione nelle colonie orientali e che questa rivoluzione avrebbe assunto un carattere prima borghese, poi socialista. I rappresentanti del Partito comunista cinese erano stati quindi invitati a sostenere i nazionalisti del Guomindang. Nel 1923 Nguyen Ai Quoc è quindi a Mosca e vi risiede per un anno. Questo periodo è fondamentale per la sua formazione politica in quanto entra a far parte di quel gruppo di comunisti di varie nazioni che lavorano per il Comintern La comunista tedesca Ruth Fischer ricorda che
In mezzo a quegli uomini rotti all'azione rivoluzionaria, a quegli intellettuali esigenti, egli portava una nota di bontà, di semplicità che avvinceva. Era in mezzo a noi il bravo ragazzo, che ne sapeva di più, d'altronde, di quanto non lasciasse vedere, e quella fama meritata gli evitò di immischiarsi nei conflitti interni. Senza contare che la sua mentalità lo portava di più verso l'azione che verso le discussioni dottrinarie, e che sempre, in seno al movimento, egli fu un empirico.

continua...

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