venerdì

Autoconvincimento

Nella deposizione al tribunale di Tokyo (l'omologo del tribunale di Norimberga per i nazisti) il generale Matsui Iwane, l'ex comandante in capo delle armate giapponesi inviate a Shangai, disse che
La lotta fra Giappone a Cina era pur sempre uno scontro tra fratelli all'interno della "famiglia asiatica" [...] Era stata la mia convinzione durante tutti questi anni che dovessimo considerare questa lotta come un modo per ottenere che la Cina riflettesse su se stessa. Non lo facevamo perchè li odiassimo, ma al contrario perchè li amavamo troppo, esattamente come in una famiglia quando il fratello maggiore ha accettato tutto quello che poteva sopportare dal fratello minore che si comporta male e deve punirlo per far sì che agisca correttamente.
Ovviamente questo discorso è una stronzata pazzesca, non c'è bisogno di spiegare molto come in realtà l'esercito giapponese in Cina compì una strage dietro l'altra; ricordiamo tra i tanti il cosiddetto Stupro di Nanchino (Lo stupro di Nanchino di Iris Chang) del 13 dicembre 1937: un agghiacciante genocidio di circa 350.000 cinesi compiuto dai giapponesi (che ancora oggi molti appartenenti alla destra nazionalista giapponese, molto influente, negano).
Il fatto è però che molto probabilmente il generale Matsui credeva a quello che diceva. I leader del periodo fascista giapponese con i loro assurdi atteggiamente moraleggianti e gonfi di retorica vuota ingannarono sì un popolo ridotto alla rovina morale ma ingannarono anche loro stessi. Come dice molto bene Maruyama Masao (Le radici dell'espansionismo)
Mentre i tedeschi superavano ogni incipiente senso di colpa con aperto disprezzo, i giapponesi lo esorcizzavano attraverso la continua ricerca di giustificazioni morali per le proprie azioni.
Molto curioso anche, secondo me, che il generale Matsui considerasse il Giappone il fratello maggiore e la Cina quello minore quando invece si dovrebbe ritenere il contrario avendo il Giappone dato il via alla sua civiltà assorbendo quella più antica cinese. Ma durante il periodo militarista si riteneva che il Giappone avesse preso il posto della Cina a capo della Grande Asia Orientale e che dovesse unificarla sotto il suo comando.

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